Tutto tace a Singapore, ma guai a…

30 09 2007

Singapore, l’isola che non c’è. Una crosticina di terra che sembra essersi staccata per caso dalla Malaysia. In realtà ci sono molte isole più piccole, 63 per l’esattezza, di cui Singapore è la più grande e la più importante. a partire dagli anni ‘60 la concentrazione urbana si è espansa in modo incredibilmente veloce, tanto da rendere l’isola di Singapore una grande metropoli, oltre ad essere considerato ad oggi lo stato più popoloso del pianeta (più di 4 milioni di abitanti in soli 697 Km quadrati), con un tasso di crescita della popolazione del 1,3%. Dal sito della Farnesina viaggiare sicuri non si riscontrano problemi di alcun genere, tanto da poter considerare Singapore uno dei paesi orientali più sicuri. Tuttavia qualche consiglio logistico e di sicurezza è bene fornirlo. 

Il fuso orario rispetto all’Italia è di 7 ore avanti, 6 quando in Italia vige l’ora legale. Tutti parlano l’inglese, una delle 4 lingue ufficiali. Le altre sono il Malay o malese, il mandarino ed il tamil. Mentre la religione più diffusa è il buddismo, seguito dall’islam e dal cattolicesimo. Si possono utilizzare i telefoni cellulari direttamente attraverso il vostro gestore italiano, mentre è bene stare attenti a telefonare mentre siete alla guida (vale la patente italiana con traduzione in inglese fornita dall’ambasciata, oppure quella internazionale) perchè il rischio va da una sanzione alla confisca del telefonino.

Sia che avete intenzione di fermarvi a soggiornare a Singapore, sia che vogliate proseguire per altri paesi, è bene ricordare che il passaporto (vale anche la carta d’identità valida per l’espatrio) deve essere valido almeno per sei mesi. Se per i minori sono richieste condizioni particolari, sia per chi viaggia per affari sia per chi viaggia per turismo (30 giorni), non è richiesto alcun tipo di visto. E’ vietata, tra le altre cose, l’importazione di specie in pericolo di fauna selvatica e dei loro sottoprodotti, mentre cani, gatti ed altri animali domestici possono essere importati se sono accompagnati da un permesso d’importazione o da un’altra autorizzazione emessa dall’Agri-food and Veterinary Authority of Singapore.

Tra i divieti risulta essere proibito fumare negli ambienti chiusi (centri commerciali, ristoranti, alberghi ecc.), gettare rifiuti per la strada, imbrattare muri con graffiti, mangiare o bere sui mezzi di trasporto pubblici. Curioso il fatto che è proibito importare chewing-gum, ma per i turisti stranieri, a seguito di un accordo bilaterale con gli U.S.A, è possibile farne uso (ma solo a scopo terapeutico!?) E udite udite, fattoni di tutto il mondo: qualsiasi cosa vi passi per la testa, non vi fate venire in mente di usare, portare con voi o quantomeno spacciare alcun tipo di sostanza stupefacente, seppur in minima quantità. La pena prevista per tale infrazione è la PENA DI MORTE!

Inoltre è bene ricordare a quanti puntano a Singapore come meta per fare turismo sessuale, che gli abusi sessuali e le violenze ai minori sono severamente puniti, con pene anche corporali (!) in aggiunta a pesanti pene detentive. E in aggiunta ci sono anche le pene al rientro in Italia, sulla base delle pene previste nel nostro paese. Riguardo alla sicurezza sanitaria, il paese offre strutture ospedaliere all’avanguardia, ma i costi sono piuttosto alti, quindi si consiglia di adottare qualche tipo di assicurazione. Riguardo a malattie particolari. Nel Settembre 2005 si sono registrati aumenti di casi di febbre dengue. Sebbene le autorità risposero in modo tempestivo, sarebbe meglio adottare prodotti repellenti agli insetti. Così come sarebbe meglio evitare di mangiare alimenti a base di pollame, visti i casi (anche se sporadici) di influenza aviaria nei paesi circostanti.

Per concludere, ecco un piccolo riassunto di alcuni dei divieti più curiosi di Singapore:

  • -divieto di masticare (ma anche solo di possedere) chewing gum (ma abbiamo visto come raggirarlo…)                                                                        

  • -divieto di gettare la cenere delle sigarette in strada (!)

  • -divieto di avere rapporti sessuali orali con la propria moglie (!)

  • -divieto di gettare carte per terra

  • -divieto di mangiare nella metropolitana

  • -divieto di dar da mangiare agli animali

  • -divieto di urinare nelle ascensori!!!

  • -divieto di sporcare il suolo pubblico

  • -OBBLIGO di tirare lo sciacquone! Altrimenti sono 150 dollari di multa!!

(via)

 





Komball, arriva dalla Svizzera la nuova frontiera del calcio

28 09 2007

 

Cos’è il Komball? A giudicare dal video non deve essere complicato intuirlo. Ma proviamo a capirci qualcosa di più… 

Vi è mai capitato di trovarvi nella piazza più importante della vostra città, o al corso, e vedere un mucchio di gente accalcata attorno ad uno di quei personaggi, in genere cinesi o sudamericani, che trattano il pallone come fossero Ibrahimovic o Ronaldinho, palleggiando e facendo delle Kombo incredibili che vi viene poi in mente di chiamare qulache addetto tecnico della vostra squadra di calcio del cuore per pregarli di ingaggiare questi funamboli del pallone? Beh, tutto ciò è diventato un vero e proprio sport.

Da poco più di un anno, direttamente dalla Svizzera, è nata l’ultima moda nel mondo dello sport (via). Si tratta del Komball, uno sport in cui il protagonista è un tricker con un pallone tra i piedi, e non solo. La differenza tra questo sport ed il calcio giocato risiede nel fatto che nel Komball non conta fare gol, ma conta quante Kombo si fanno con la palla. Dalla Svizzera questo sport si è propagato in tutto il mondo, tanto che molte aziende produttrici di materiale sportivo lo hanno fatto oggetto di tante loro pubblicità. La Nike addirittura gli ha dedicato addirittura un’intera campagna pubblicitaria, la Joga Bonito, ed ora è molto facile trovare video amatoriali sul web.

Il Komball è divertimento, musica, freestyle e desiderio di stupire sempre. Se vi trovate in Svizzera, ovviamente, vi invito a cercarvi uno show-park dove si tengono le manifestazioni ufficiali di questo sport. Allo stesso modo, se vi girate intorno non è difficile trovare giovani palla al piede che si divertono palleggiando il pallone in modo più che spettacolare. Uno di questi luoghi è proprio Losanna, capitale olimpica e città dello sport svizzero, e da dove è stato girato anche questo video.





Le isole dell’Isola dei noiosi

27 09 2007

 

isolafamosi.jpgDal 19 settembre è iniziata la nuova avventura dell’Isola dei Famosi, l’ormai famosissimo format condotto da Simona Ventura su RaiDue. Non mi interessa molto il programma e sono piuttosto contrario ai generi “format” che, a mio avviso, annichiliscono in modo sistematico le possibilità di variazione redazionale puntando piuttosto sulla stereotipazione del prodotto televisivo. Inoltre devo dire che spesso la superficialità dei temi e dei personaggi favoriscono in modo sistematico molta retorica attorno ai dibattiti. Ma per la prima volta mi sono sentito attratto da questo programma. Premesso che ancora non ho visto una puntata e credo che difficilmente lo farò, è risaputo che, alla stregua del GF anche l’Isola dei Famosi si sa far conoscere anche senza farsi vedere. Infatti, bastaavere una TV in casa ed ecco che girando per i canali, in un modo o nell’altro si viene sempre a conoscenza di ciò che accade sull’isola. Questo avviene per chiunque, sicchè non è difficile ipotizzare un successo spropositato per un programma che vanta più share in propaganda che non in effettivo interesse.

Non è la prima volta che TP affronta argomenti di più ampio interesse pubblico, anche se predilige sempre un profilo basso e poco attento a posizionamenti e titoli ad effetto. Poco meno di un mese fà infatti, ci eravamo trovati a parlare dell’effetto strage-omicidio su piccoli e sconosciuti luoghi, come Garlasco o Cogne. Questa volta voglio fare lo stesso ma con le isole che durante questi tre anni hanno fatto da sfondo al programma in questione e troppo spesso da teatrino a scene anche poco lodevoli di menzione e brutte a vedersi (non me ne vogliano i fans dell’isola).

Le prime tre edizioni dell’Isola hanno sempre visto coinvolta Santo Domingo e più precisamente la penisola di Samanà. In realtà, quindi, sarebbe meglio chiamarla la penisola dei famosi. Certo è che si tratta di un posto bellissimo e ricco di natura. Quella di Samanà infatti è una zona che è completamente ricoperta di vegetazione, che cresce al di sopra di molte rocce calcaree, all’interno del Parque Nacional De Los Haitises. Haites in lingua taino vuol dire proprio “terra montuosa”, e per poter accedere in questo parco, che in molti giudicano come la più bella parte dell’Isola, occorre disporre di un permesso speciale della Direzione dei parchi di Santo Domingo. Oltre ad una vastissima flora e ad un’altrettanta vastissima fauna selvatica, di cui ne è a suo modo il simbolo il chinchulin, un uccello simile al merlo che abita queste foreste, in determinati periodi dell’anno è probabile assistere agli accoppiamenti delle balene al largo.

Da quest’anno l’Isola dei Famosi si è spostata in Honduras e finalmente si è andata anche affievolendo l’ambiguità sul discorso isola-non isola, visto che il teatro delle nuove avventure di quest’anno sarà una vera e propria isola. Si tratta dell’isola di Cayo Paloma, che fa parte di un arcipelago di tredici isole a nord della costa orientale hondurena, tra le quali spiccano per interesse e grandezza le isole di Cayo Major e Cayo menor. L’isola di Cayo Paloma è abitata da soli volatili, paguri e granchi. Inoltre, al contrario di quella precedente qui non ci sono caverne o conformazioni rocciose dove poter fare escursioni o appartarsi. In questo caso ci sono soltanto sabbia e alberi. Inoltre l’isola risulta essere veramente molto piccola. Bastano soli cinque minuti per percorrere a piedi tutta la sua circonferenza. Posti del genere stimolano la fantasia di molti. A me personalemente ricorda la storia del cartoon “L’isola della piccola Flo” e dei suoi personaggi proiettati su un’isola del genere a seguito di un naufragio, anche se in quel caso l’isola si trovava nei pressi dell’Australia. 

Sia ben chiaro, questi sono posti che ovviamente se non li si conosce difficilmente risultano essere accessibili ai più, e anche se li conoscessimo bisognerebbe fare carte false per ottenere i permessi per accedervi. A meno che non decidiate di diventare famosi o…noiosi.

 

 

 

 





Stemmi e scudi: Antigua e Barbuda

26 09 2007

Lo stemma appartiene alla nazione di Antigua e Barbuda, uno stato indipendente che comunque fa parte tutt’oggi del Commonwealth e che la maggioranza della sua popolazione parla inglese o inglese creolo. Non a caso quello che è scritto sull’emblema nazionale è scritto in lingua inglese e recita: “Each endevouring. All achieving”, che suona quasi come “se ognuno tenta, tutto si può realizzare”. Antigua e Barbuda sono un arcipelago composto dalle due isole principali e da altre isolette per la maggior parte disabitate, immerse nel bel mezzo del Mar dei Caraibi. Curioso il fatto che, nonostante le isole siano diventate una nazione indipendente dalla Corona inglese nel 1981, il loro capo dello stato sia ancora la Regina Elisabetta II d’Inghilterra, assieme al governatore Generale James Carlisle. Questo ed altri arcipelaghi furono scoperti da Colombo, a partire dal 1493. Dal 1632 Antigua e Barbuda fecero la fine che tutte le isole dei Caraibi furono destinate ad avere: l’assoggettamento come colonie e lo sfruttamento delle loro terre delle quali il tabacco e la canna da zucchero ne sono le risorse principali e che gli inglesi importarono in gran quantità in Gran Bretagna. La capitale dello stato, una monarchia costituzionale, è St. John’s, mentre All Saints è il terzo centro centro abitato dello stato ed è il luogo dove viene conservata la prima coltivazione di canna da zucchero delle isole, che qui è uno dei segni distintivi del colonialismo e dell’orgoglio nazionale. Infine, oltre ad Antigua e Barbuda un’altra belissima ed importante isola dello stato è Redonda, che fino al XIX secolo non destò particolare interesse negli inglesi, tanto quanto ne destò invece a partire da quel periodo, data la grande quantità di fosfato da potersi estrarre a partire dai grandi giacimenti di guano diegli uccelli che sull’isola facevano i loro nidi. Pensare che l’isola fu anche contesa tra gli inglesi e gli Stati Uniti d’America.





Musiche e folklore: Nina Åström

25 09 2007

Si apre con questo post un’altra rubrica che verrà aggiornata periodicamente, e che potrete trovare all’interno della categoria “Musiche e folklore”. Il tentativo è quello di dare risalto alle musiche tradizionali e agli artisti locali, cercando di fondere il viaggio con la cultura dei posti che visitiamo. Ci sono molti artisti e molte tradizioni musicali differenti. Superare gli ostacoli del suono e di quei preconcetti arretrati che in passato etichettarono gli etnomusicologi occidentali come etnocentrici o ancora eurocenterici, per spiegare al mondo che di cultura musicale, o almeno colta, ce ne sarebbe stata una ed una soltanto, ed era quella occidentale, rappresenta tuttora un limite di gran parte delle orecchie a noi più vicine. Questa rubrica, non solo vuole contribuire alla conoscenza delle diverse forme di musica del mondo, ma attraverso l’ausilio di supporti audio/video può conribuire ad unire l’ascolto alla vista dei luoghi ripresi nei video. E’ un esperimento e nelle nostre intenzioni dovrebbe essere un documento ulteriore alla comprensione di un luogo e della sua cultura musicale, laddove questo luogo sia ben rappresentato nel video in questione. Sarà anche interessante dialogare con i lettori qualora vengano in mente idee nuove, eventuali lamentele o correzioni da apportare ai documenti in questione. E allora vediamo il primo video della rubrica e parliamone…

Il primo video della rubrica è di un’artista finlandese, Nina Åström, e come avrete potuto immaginare i posti che fanno da sfondo a questo video si trovano nel paese scandinavo. Dapprima si intuisce che l’artista si trova immersa in una foresta. Lo spunto ci aiuta a capire che circa il 70% del territorio della Finlandia è costituito da foreste, e queste rappresentano la risorsa più grande per questo paese, in quanto la Finlandia è un grandissimo esportatore di legname. Quando  la Åström è in bicicletta, invece, è evidente che essa in quel momento si trova ad attraversare un centro abitato cittadino. Le case a schiera, di massimo un paio di piani di altezza, e soprattutto in legno. Le architetture finlandesi ebbero dapprima una grande influenza dalla madre Russia, della quale la Finlandia ne divenne un Granducato. Erano gli inizi del XIX secolo. Soltanto con l’inasprirsi del risentimento anti-sovietico si vennero a creare degli stili nuovi, non più così orientaleggianti, ma di nuovo e più ampio respiro internazionale, come l’art nouveau. Queste casette ricordano un pò questo stile, anche se rifinite e personalizzate in base ai più sobri gusti locali. Quando poi si muovono le scene del video, si apre di fronte allo spettatore lo spettacolo dei cosiddetti Drumlin (dal gaelico “testa del colle”), le colline a schiena di balena, molto frequenti anche in Irlanda, che rendono più discontinuo il territorio. Infine una curiosità. Se leggete i titoli di coda vi accorgerete che il video è stato girato interamente con un telefonino cellulare, anche se la fattura non è affatto pessima. Alla faccia di tutti quei magnati che spendono una fortuna per vendere di più. La nostra Åström ha una bellissima voce e sembra interpretare ancora meglio la sua performance quando la si vede avvolta dai tradizionali abiti scandinavi. In passato l’artista finlandese aveva partecipato anche ad una puntata di “cristianità”, una trasmissione di divulgazione religiosa in onda su Rai International. In quell’occasione ebbe modo di farsi conoscere soprattutto per il suo credo: “…come esseri umani siamo vulnerabili e abbiamo bisogno del supporto e dell’impegno reciproco: abbiamo bisogno della Grazia di Dio…”. Abbastanza per comprendere quanto sia importante la religione per lei e per i suoi connazionali, anche se da queste parti la maggior parte dei cattolici sono protestanti.

 

 





I tesori della Nuova Zelanda

24 09 2007

La Nuova Zelanda è composta da due grandi isole, sperduti in mezzo al Pacifico. L’isola del nord e l’isola del sud. Entrambe posseggono le proprietà di molte altre isole, le cosiddette dipendenze, molte delle quali distanti migliaia di miglia marine dalla terra madre. Quelle situate molto più a nord fanno parte della Polinesia e sono le isole Cook, Niue e Tokelau. TP ha raccolto alcune delle foto più belle che girano sul web. Eccole di seguito:

Isola di Cook

Isola di Niue

Tokelau, paradiso sperduto a nord delle isole Samoa, sono un gruppo di atolli privi di autogoverno e che anch’essi fanno parte delle dipendenze della Nuova Zelanda. Ecco uno slideshow abbastanza ricco di foto scattate su queste isole.

Attorno alla Nuova Zelanda ci sono poi tutta una serie di isole più piccole, ma anche più vicine. Vengono chiamate Isole Esterne e sono composte da 9 arcipelaghi, situati nella zona che va dall’area sub-tropicale all’area sub-antartica. Esse appartengono alla Nuova Zelanda ma non fanno parte della sua Piattaforma Continentale. Tra i vari gruppi di isole le più importanti sono le isole Tre Re, Kermadec, Chatham e Bounty a nord e le isole Auckland, Campbell e degli Antipodi a sud. Ci salutiamo con una sequenza di foto di questi magnifici posti, dei puntini immersi nell’immenso…

Le isole Tre Re

Isola Kermadec

Isole Chatham

Isole Auckland

Isole Campbell

Isole degli Antipodi





Una perla sul Volga

22 09 2007

Da Mosca sono soltanto due le autostrade che portano lontano dalla capitale. Una percorre la direzione verso sud e porta dritti a Tula. L’altra percorre la direzione nord-est e porta dritti a Jaroslavl’. Come spesso accade il nome di uno stato o di una regione amministrativa equivale anche al nome della città più grande dello stato stesso o di quella capoluogo. Anche in questo caso il nome Jaroslavl’ è da intendersi sia come il nome di questa regione pianeggiante e attraversata dal mitico Volga, sia come il nome della città. C’è da dire al riguardo che il nome delle regioni amministrative nei paesi della ex-Unione Sovietica è “Oblast” (equivalente a regione, stato, provincia, ecc.). L’oblast di Jaroslavl’ confina a ovest con quello di Mosca, dalla cui capitale la città di Jaroslavl’ dista circa 300 km.

Dalla città del Cremlino, è possibile anche intraprendere un’interessante tour fluviale, lungo la via degli Zar, che da Mosca porta dritti a San Pietroburgo, passando per Ouglitch, Jaroslavl’ e Goritzy. L’itinerario è impreziosito non soltanto dalle visite a queste importanti città, ma anche per via della navigazione dei laghi Bianco e Onega. Da Wikipedia si apprende che, non soltanto la città di Jaroslavl’ è famosa per i suoi antichi complessi monastici e la sua immensa spiritualità ortodossa, ma anche per le sue tradizioni popolari e folkloriche. Inoltre, con le sue bellissime architetture civili e religiose, comprese per la maggior parte nel centro storico e patrimonio dell’UNESCO dal 1990, è di diritto parte di quell’area turistica denominata comunemente l’Anello d’oro, che racchiude un pò la crema storico-artistica del nord-est della Russia.

Dopo avervi dato l’idea di cosa stiamo parlando, ora è meglio dare spazio alle luci ed ai colori impressionati in queste belle foto tratte da Flickr, e delle quali bbp ne è stato l’autore. Personalmente, essendo un amante dei mezzi di trasporto, mi ha colpito molto quella degli autobus, in quanto credo che uno dei criteri più utili e veritieri per capire quale sia il tenore di vita medio degli abitanti di un luogo sia proprio quello di vedere in che condizioni versano i loro mezzi di trasporto comuni, come treni e autobus. E questi non mi sembrano proprio il massimo, sicchè credo che per almeno un paio giorni rinuncerò a lamentarmi del buon vecchio “85″ romano.

Slideshow completo

 

 

 





Le miniere di Zacatecas

20 09 2007

Lo scudo (o “escudo“) illustrato appartiene allo stato di Zacatecas. Questo è sia il nome dello stato facente parte della confederazione del Messico, sia il nome della città che ne è la capitale. Situato nel bel mezzo del Messico, lo Zacatecas è costituito prevalentemente da un territorio montuoso e frastagliato, essendo attraversato dalla catena montuosa della Sierra Madre Occidentale.

La città di Zacatecas ne è l’emblema. Sorge ad un’altezza di oltre 2.400 metri sul livello del mare ed è sovrastata a sua volta da una torre naturale di roccia alta altri 150 metri, il Cerro de la Bufa, che è insieme luogo di culto (in quanto conserva alla sua sommità un piccolo santuario) e meta privilegiata di turisti che amano il sightseeing. Quello che però ha reso famosa (o almeno conosciuta) questa città non è il territorio, ma quello che in passato ha dato all’uomo. Infatti, fondata nel 1546, Zacatecas fu costruita su di una ricca miniera di argento da Juan de Tolosa. Fu con l’argento estratto da questa e da altre miniere nelle vicinanze che gli spagnoli coniarono i loro Pesos.

Oggi Zacatecas è protetta dall’UNESCO, sprattutto per il suo patrimonio artistico, come le varie cattedrali barocche nel centro storico cittadino. Per non parlare delle miniere che sono diventate delle vere e proprie attrazioni, non solo per i messicani ma anche per i turisti che si avventurano da queste parti superando impervie stradine che si arrampicano lungo le pendici dei prorompenti dirupi montuosi, pur di arrivare in cima e godere del tanto agognato panorama.





Il PGA Tour 2007 sbarca alle isole Bermuda

19 09 2007

Le Isole Bermuda tutti sanno che sono una colonia della Gran Bretagna. Sono ai più conosciute sopratutto per il turismo e per le inspiegabili scomparse che, dal 1800 in pi, hanno coivolto quello che viene comunemente chiamato “il triangolo delle Bermuda”.

In questo gruppo di isolette, un arcipelago immerso nell’Oceano Atlantico, proprio di fronte alla California (ad ovest) e a Porto Rico (a sud ovest), la più grande è Grande Bermuda nella quale è presente anche la capitale di questa dipendenza (come vengono chiamate le colonie o le isole del nord America appartenenti ad altre nazioni) è Hamilton, una cittadina di quasi 1000 abitanti. Infinite sono le distese di prati all’inglese, ricchi di alberi maestosi e di fiori meravigliosi, che i visitatori possono ammirare appena arrivati alle isole. Non a caso, oltre che di turismo, l’arcipelago vive molto di orticoltura e soprattutto di coltivazione di fiori. Inoltre le Bermuda sono anche una meta molto richiesta per la pesca d’altura, che è praticabile per tutto l’anno solare, ed i loro fondali sono ricchi non solo di caverne naturali, dove si sono creati dei micro habitat perfetti per diverse specie di pesci, ma sono anche pieni di relitti da esplorare.

La storia ci ha riportato che se è vero che fin dai tempi di Cristoforo Colombo c’erano già stati diversi avvistamenti di animali (o mostri) sospetti nel triangolo, ci sono anche numerose testimonianaze che accertano che si trattava di ”abbagli” o “granchi”, presi dagli ufficiali di guardia che probabilmente confondevano i “sospetti bagliori” o i “mostri marini” con cadute di meteoriti o oggetti galleggianti di diversa grandezza, che nulla avevano a che fare con mostri marini. Tuttavia le isole Bermuda, come del resto anche tutte le isole caraibiche, suscitano all’immaginario collettivo delle certe reminescenze riguardo alle diverse storie di pirati leggendari che fecero spesso di questi piccoli porti i loro rifugi. Castelli e roccaforti, come il Royal Naval Dockyard, un forte edificato nel 1809 e che oggi nel suo interno contiene un delfiario, sono al’ordine del giorno ad Hamilton, come anche a St. George, la ex-capitale delle isole e patrimonio dell’UNESCO. La stessa Hamilton è molto caratteristica per le sue casette color pastello a schiera lungo la via principale e commerciale della capitale, Front street.

I prati inglesi perfetti, la grande quantità e diversità di fiori, hanno fatto si che le Bermuda divenissero anche il paradiso dei golfisti. E allora sentiamo cosa ha da dirci di nuovo il Premier e Ministro del Turismo e dei Trasporti delle Bermuda, Dr. the Hon. Ewart F. Brown, JP, MP:” Bermuda è da sempre conosciuta come il paradiso dei golfisti, degna dei migliori giocatori del mondo. Abbiamo più campi da golf per chilometro quadrato rispetto a qualsiasi altro posto al mondo”. La notizia più interessante, soprattutto per gli appassionati del golf, non è tanto questa, che gia la si sapeva, tanto il fatto che ad Ottobre le Isole Bermuda per la prima volta ospiteranno lo showcase di fine stagione del PGA Grand Slam of Golf.  Un evento di eccezionale importanza, il più importante dell’intera stagione golfistica, e che permetterà agli amanti ed ai turisti presenti in quel periodo di avvicinare e ammirare all’opera i più grandi campioni del golf mondiale, come Tiger Woods. “Questo torneo contribuirà ulterirmente a posizionare le Bermuda come destinazione esclusiva e mondiale del golf”.

“Il Pga Grand Slam of Golf segna un nuovo capitolo nella sua storia, approdando alle meravigliose isole Bermuda, già meta privilegiata dai migliori giocatori del mondo”, ha detto Brian Whitcomb, presidente americano del PGA Tour. Questo quindi sarà un appuntamento unico, straordinario, che lo scorso anno ha consegnato al vincitore un premio da oltre un milione di dollari. Quindi, dopo aver attraversato in tutto il 2007 il Nord America, il prossimo 16 e 17 Ottobre vi aspeta per il gran finale alle Isole Bermuda. Le sedi della manifestazione saranno il The Mid Ocean Club ed il Fairmont Southampton.





Le buone notizie che ci sfuggono

18 09 2007

 

Il lato felice e spensierato dei giovani, ingenui e disinvolti. Quei giovani che si svegliano tardi alla mattina e fanno tardi la sera. Che non vogliono andare a scuola, ma che poi gli manca da impazzire. Che non vogliono studiare, ma che allo stesso tempo non rinunciano a voler apprendere e a conoscere sempre cose nuove e curiose. Ecco cosa mi piace vedere. Mi piace vedere come esiste anche nella profonda Africa un modo di divertirsi, di socializzare, e non soltanto prendersi a cannonate in pieno petto.

Questo video, seppur un pò datato (2006), proviene dalla regione sudafricana del North West, esattamente dalla città capoluogo Mafikeng. Può servire come testimonianza della fine di una guerra, sociale e politica, come fu quella dell’apartheid in Sudafrica. E’ vero si vedono molti ragazzi di colore, anzi soltanto neri se è per questo. Quello che però a noi di TP piace farvi notare è che in realtà è bello prendere spunto da un corto video del genere ed estrapolare una verità diversa da quella che i nostri quotidiani sono dediti consegnarci al mattino: esiste gioia anche qui, e non è vero che va tutto proprio male male.

Con questo non voglio dire che i problemi non esistono. E’ vero è una goccia nel deserto, e soprattutto queste testimonianze sono sempre più ristrette a zone più civili e sviluppate come può essere il Sudafrica, ma ho imparato una lezione di buon gionalismo (ameno secondo me) proprio ieri, notando che la rivista Focus promuove una rubrica che dal titolo recita più o meno così: “le buone notizie che ci sfuggono”.