Ararat, paradiso di curdi e armeni

2 08 2007

Fin dal mese scorso, presso il Castello Aragonese di Otranto si sta svolgendo la rassegna “Il Tappeto volante e l’Islam in Sicilia“, dove sono presentati lavori che hanno girato dal 2001 l’intero bacino del Mediterraneo. Pratiche di ascolto, attraversamento e collaborazione che caratterizzano il lavoro di Stalker – Osservatorio nomade. Ne compaiono alcuni molto interessanti prodotti in alcuni dei luoghi in cui il Tappeto Volante è approdato, e tra questi quelli della popolazione curda della valle dell’Ararat. Ne è un esempio il soffitto islamico, realizzato in corde e rame, della Cappella Palatina di Palermo, frutto di una interrelazione tra diverse culture che si era venuta a creare nel XII sec.

Ma qual’è la vera storia dei curdi? E quale il loro tragitto, la loro diaspora per approdare verso terre lontane dalle persecuzioni che soprattutto nel passato recente li hanno visti vittime? E quali sono le origini della civiltà armena? Oggi il popolo armeno è in gran parte sparso per il mondo e tra gli emigrati e i figli di emigrati all’estero ci sono anche nomi importanti come il celebre gruppo dei System of a Down, il tennista Andrè Agassi, l’ex interista Youri Djorkaeff e la cantante/attrice Cher. Tuttavia le origini del popolo armeno vengono fatte risalire a molti secoli fa. Esattamente al secondo millennio a.C. quando, fin dal Paleolitico,  delle antiche popolazioni anatoliche e indoeuropee iniziarono ad occupare l’Anatolia orientale, culla della civiltà armena. anche se nate in territorio attualmente turco, al di là del Monte Ararat ( si narra che l’arca di Noè si trovi sepolta nel monte e sono numerosi gli archeologi che considerano vera questa ipotesi), queste popolazioni trovarono il modo di stanziarsi e di  mescolarsi con altri popoli fino a circa il VI secolo a.C. quando per la prima volta venne menzionata dalla storiografia greca e persiana la denominazione “Arminija”, a testimoniare la nascita di un ethnos tutto armeno.

 

La nascita della cosiddetta “questione curda” viene fatta risalire alla lotta delle tribù curde per il mantenimento dell’indipendenza e più precisamente al secolo scorso, quando il tentativo di opporsi all’invasione del territorio da parte dell’allora Impero Ottomano li condannò ad una lunga ed estenuante persecuzione. I tragici aspetti che la situazione ancora oggi presenta deriva dagli accordi tra gli stati imperialisti usciti vincitori dalla I guerra mondiale per la spartizione della regione mediorientale. Il territorio fu smembrato in quattro stati e nei decenni successivi i curdi di qualsiasi di queste nazioni si ribellarono attraverso la lotta armata.

Con un trattato (Sevres, 1992), si è prevista la nascita di uno stato curdo ma di piccolissime dimensioni rispetto a quello che invece gli stati più potenti (Inghilterra su tutti) non vogliono garantire per diversi interessi territoriali (ad e. il petrolio). Come si nota dalla mappa, la maggior parte del territorio curdo ricopre le attuali nazioni turca, siriana, irachena ed iraniana. Ognuno di questi stati ha affrontato una “questione curda”, ma circa un migliaio di curdi (1,7 % dell’intera popolazione armena) sono stanziati nella parte armena e proprio nella zona a ridosso dell’Ararat (da cui prende il nome la regione) hanno saputo convivere i curdi con gli armeni. La loro forza per la coesistenza fu tratta dai genocidi compiuti dall’impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi.

Se vi capitasse di trovarvi da quelle parti c’è molto da visitare. Il Parco Nazionale di Khosrov ed molti monasteri risalenti al XIII secolo (n.b. la chiesa armena non è né cattolica né ortodossa, ha un proprio patriarca il catholikos e nel 2001 ha festeggiato 1700 anni di cristianesimo). Oltre ad una ricca fauna selvatica, tra cui la muflone armena, la capra Besuarian ed il cervo Usurian. La città più importante della regione dell’Ararat è Artashat l’antica capitale dell’Armenia, costruita  nel 180 a.C. dal re Artashes I. Secondo gli antichi storici greci Artashat fu costruita grazie ai consigli del generale cartaginese Annibale. Dvin invece era la capitale dell’Armenia feudale (IV – IX sec.) di cui sono rimasti un antico insediamento ed il museo archologico a testimoniarne quei tempi. Geghi ed i monasteri di Khor Virap (IV – XVIII sec.) e Surb Karapet (XIII – XIV sec.) renderebbero ancora più completa la visita di questa regione dell’Armenia, che alla stregua di tutta questa parte dell’Asia occidentale ex sovietica stenta a farsi conoscere ed è ancora molto lontana dai tradizionali circuiti turistici.

La cartina

Attualmente nell’area dell’Ararat non si dovrebbero correre rischi, ma da qualche tempo si è in allerta per dei nuovi casi di aviaria. Inoltre, l’Ararat è una zona periferica rispetto alla capitale armena (Yerevan) e quindi manca di una completa copertura della sicurezza. Pochi infatti risultano essere i poliziotti nel luogo, ma gli indici di criminalità sono tuttavia bassi, tanto che chi ha compiuto un viaggio in Armenia difficilmente ha rinunciato al piacere di venire a visitare i monasteri ed ammirare i ghiacciai del monte Ararat.

 

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2 responses

6 12 2007
ppaaoollaa

KURDISTAN: SOLIDARIETA’ PER IL POPOLO CURDO

Cosa pensi della situazione in Kurdistan?

Il fatto che tu parli di Kurdistan e non di Turchia è interessante.

In questo momento i curdi sono sotto attacco sia dall’Iraq che dalla Turchia. Tanto per cambiare, tra l’incudine e il martello. 100 mila soldati iraqueni da una parte e 100 mila soldati turchi dall’altra che forse stanno già massacrando le popolazioni civili curde compiendo un massacro senza precedenti.

Non si hanno informazioni precise, forse si contano già migliaia di vittime, forse decine di migliaia di vittime dopo pochi giorni dall’inizio degli scontri. I piani del Nuovo Ordine Mondiale prevedono l’eliminazione dei popoli tribali.

Usano la tecnica di eliminare un popolo tribale per volta, cioè che con la propaganda si marchia di infamia un popolo che diventa “quel popolo di stronzi”, quel “covo di terroristi”.

Gli altri popoli vengono tranquillizzati con la menzogna “voi non siete come loro, non preoccupatevi, non si tratta di pulizia etnica, ma di stronzi, una normale operazione di polizia contro alcuni terroristi”.

In questo modo l’opinione pubblica non mette sul piatto l’attacco contemporaneo a mille popoli tribali, e non si formano coalizioni tra popoli tribali e nessuno interviene in solidarietà del popolo attaccato.

Ma ricordatevi, quello che fanno agli altri alla prima occasione lo faranno anche a voi.

Uno per volta hanno già eliminato per sempre oltre 200 etnie e ne hanno indebolite migliaia, come quelle italiane, tant’è che come sapete non si parla più il dialetto, e quasi neanche si parla più l’italiano.

L’italiano è un passaggio verso la lingua ufficiale europea, dai dialetti, verso l’italiano, verso l’europeo.

In questo momento la scusa dell’attacco al Kurdistan sono i giacimenti di petrolio, ma come sapete anche in Kurdistan 100 kg di foglie equivalgono a 50 kg di petrolio.

Non serve distruggere tutto per mettere dei pozzi di petrolio, ma sfruttare razionalmente le coltivazioni razionali e le riserve estrattive di biomassa.

Lo scopo quindi dell’aggressione ai curdi è di trarre piacere dalle sofferenze di questa povera gente, non c’è nessun interesse economico, nessun interesse energetico.

Con la dinamite si può ottenere energia a prezzo mille volte inferiore del petrolio.

Con i motori magnetici e il motore di Schietti si può ottenere energia senza consumare carburanti.

Il petrolio non è il motivo, i soldi non sono il motivo dell’invasione del Kurdistan, perchè i padroni del mondo li stampano, il motivo sono il sadomasochismo e la selezione razziale.

Poi però non chiedetemi niente sui particolari delle operazioni in Kurdistan perchè la propaganda distorce le informazioni, e anche fra i curdi molti, stupidamente, puntano al confronto armato basato sulla forza e non sull’intelligenza. Sicuramente ci saranno anche infiltrati.

I curdi hanno già fatto vedere che sanno reagire e quindi se gli capiterà in mano una bomba atomica non vorrei essere nei paraggi di Ankara. Però se avete capito che lo scopo della guerra è anche quello di ridurre la popolazione, potrebbe essere un favore ai nemici dell’umanità.

La vendetta è un piatto che va gustato freddo.

100-milioni-di-tonnellate.blogspot.com/2007/12/solidarieta-per-il-popolo-curdo.html

22 07 2013
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