Kuwait, è solo deserto?

3 08 2007

Pozzi petroliferi a fuoco

Non bastano le decine di morti che ogni giorno si consumano in Iraq, tra civili e militari, per riempire le pagine dei giornali. E’ di ieri la notizia di un maggiore dell’esercito americano accusato di aver intascato milioni di dollari di tangenti per gli appalti Usa in Iraq. Il maggiore è accusato di riciclaggio e associazione a delinquere quando era ufficiale responsabile in Kuwait degli appalti nel 2004 e 2005.

Certo questi episodi colpiscono meno delle stragi nei mercati, ma a proposito di Iraq e Kuwait, mi piacerebbe approfondire il discorso relativo agli attuali rapporti tra questi due paesi. Questo perchè come ricorderete l’inizio dell’odissea irachena fu proprio all’insegna della conquista del lembo di terra sul Golfo Persico, il Kuwait. Ma ne valeva veramente la pena?

Certo che ne valeva la pena. Per Saddam Hussein diventò di vitale importanza creare un ulteriore sbocco sul mare, ma soprattutto quello che il Raìs voleva conquistare era l’enorme patromionio dei giacimenti petroliferi del piccolo emirato. Proviamo a guardare ora la questione da un altro punto di vista. Il punto di vista del turista, del viaggiatore, ovvero di colui che ammira un paese per altri patrimoni come la bellezza, l’arte, il paesaggio, la gente.

Il nome Kuwait è il diminutivo di una parola araba che significa “fortezza costruita vicino all’acqua”. La sua storia è molto recente se si pensa che ancora nel XVI secolo era scarsamente popolata. Nel 1899 entrò sotto il protettorato britannico, dopo che il suo popolo si era specializzato nel commercio di perle e spezie. Solo nel 1961 ottenne l’indipendenza per via dell’enorme ricchezza che stava accumulando grazie alla scoperta dei famosi giacimenti petroliferi. E poi la storia la sappiamo tutti: annessione all’Iraq nel 1990 e liberazione da parte delle Nazioni Unite l’anno successiva alla prima “Desert Storm”.

Il territorio del Kuwait è principalmente deserto. Salvo alcune piccole città solo deserto (il verde che si vede in giro è frutto degli interventi artificiali dell’uomo). Dovrebbe far riflettere sulla morfologia del Kuwait e di conseguenza sulla sua densità deemografica, il fatto che il 95% della popolazione risiede a “Kuwait city”, di fatto un’unica grande città stato. I suoi abitanti si distinguono per gli eleganti distasché, i tradizionali vestite bianchi del posto. Tanto più che i 2/3 della gente che si incontra per  le imponenti strade della capitale sono stranieri.  

Turisticamente parlando quindi potremmo dire che se fossi un agente di viaggi non consiglierei ad un mio cliente un viaggio in Kuwait. A meno che non mi si prospetti l’idea di fare un viaggio itinerante. Infatti, credo che il turismo potrebbe decollare in questo piccolo lembo di terra solo se si puntasse ad una forma di viaggio incentrata su qualche itinerario. Valorizzare ad esempio l’antica via delle spezie, che dalla Babilonia si inoltrava proprio verso le rive del Golfo Persico, prima di puntare all’Estremo Oriente.

Altrimenti non resta che puntare tutto sullo shopping selvaggio, visto che Kuwait city, come tutte le città degli Emirati, è piena di vie commerciali e negozi di lusso. E di cui, ahimé le mode e il lifestyle occidentale la fanno da padroni. Guardare il video per credere.

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