Una perla nascosta nel regno delle pagode

5 08 2007

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Ci sono però posti che danno la possibilità ai turisti di visitarli, nonostante ci siano in atto forti elementi destabilizzanti al loro interno. La chiave per poter far si che questo accada è quella giuntura che separa le zone turistiche di un paese da quelle di crisi. Uno dei paesi che fanno di questo sistema una summa, per poter da un lato continuare a portare avanti i loro dissidi interni e dall’altro garantirsi degli importanti introiti derivanti dal turismo, è proprio il Myanmar.

Questo paese dal 1989, anno in cui avvennero i disordini che portarono al potere l’attuale capo di stato e dell’esercito Than Shwe, ha sostituito il suo vecchio nome, Birmania, con quello attuale di Myanmar. Tuttavia questa nuova denominazione non a tutti piace, e non tutti hanno accettato di buon grado i soprusi che il generale col suo esercito hanno imposto a tutta la popolazione per mantenere in via definitiva il potere. Infatti, se l’Unione Europea ancora adotta ufficialmente il doppio toponimo Birmania/Myanmar, per il Regno Unito resta ancora Burma (Birmania), così per tutta l’ala democratica interna, che ha fatto del vecchio toponimo il simbolo, l’emblema della lotta al ristabilimento dei diritti umani nel paese.

Ma il vero simbolo della lotta per i diritti umani in Myanmar è una donna e si chiama Daw Aung San Suu Kyi. La leader della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), il partito dell’opposizione, sconta ormai da anni gli arresti domiciliari, per aver annullato, il 19 Luglio del 1989, una marcia di commemorazione per il Giorno dei Martiri, temendo per l’incolumità dei manifestanti. Per un ulteriore approfondimento sulla notizia vi invito a leggere l’articolo di Francesca Sala su “Il Meridiano”. Premio Nobel per la pace nel 1991, Suu Kyi l’anno precedente aveva vinto le elezioni indette dal regime militare che dopo la sua schiacciante vittoria decise di rigettare il voto popolare. Per “La Signora”, così come viene chiamata dal suo popolo, iniziò un lungo periodo di isolamento, presso la sua casa sul lago. Nessuno può andarla a trovare e nussuno può avvicinarsi a quel luogo.

Questo video è la testimonianza di quella che è effettivamente la situazione quaggiù:

Quest’anno sarebbe dovuto essere l’ultimo da scontare in prigionia, ma la Giunta birmana, il 25 Maggio scorso, ha deciso di prolungare la sua vita in cattività ancora di un anno. E l’dissea di Suu Kyi continua e non si sa più ormai per quanto ancora. Purtroppo la situazione di Suu Kyi non è un caso isolato e a quanto risulta dai rapporti da alcune organizzazioni internazionali, sono oltre 1200 i prigionieri politici in Birmania. Inoltre, secondo Amnesty international (dal rapporto 2007) tutti gli arresti sono stati eseguiti senza mandato e senza che gli imputati abbiano avuto la possibilità di chiedere una difesa legale. 

Il Myanmar è una bellissima terra, ricca di cultura e tradizione. La storia di questa popolazione risale circa al I secolo a.C. quando la zona fu abitata dai Pyu. I Birmani colonizzarono questa zona nel IX secolo, stabilendosi, nell’849 d.C. nel luogo dove sorse la capitale Pagan, splendida e surreale con le sue centinaia di pagode sparse su di una superficie di soli 20 Kmq. Il regno di Pagan, definito Primo Impero Birmano, si espanse notevolmente e già nel 1100 grandi parti dell’Indocina erano controllate da esso. Dopo aver attraversato un’epoca dorata, nel 1527 gli Shan saccheggiarono Ava (luogo in cui era stato ristabilito il regno a seguito di un’invasione mongola) e i birmani dovettero spostarsi e nel 1531 fondarono il Secondo Impero Birmano. Furono la mancanza interna di risorse e le ribellioni interne che portarono dopo poco ad una nuova caduta dell’impero. Successivamente, a seguito della cacciata degli invasori portoghesi, i birmani tornarono ad Ava e fondarono il Terzo Impero Birmano. Per quanto era diventato potente l’impero, per ben quattro volte rischiò di essere invaso dalla Cina della dinastia Qing, ma i Birmani riuscirono sempre a ricusare gli attacchi. Fino a quando non dovettero capitolare agli inglesi. Non senza aver resistito a lungo (furono tre le guerre Anglo-Birmane: 1824-26, 1851-52, 1885-86). Dopo essere stata sconfitta dai britannici, la Birmania diventò una provincia indiana, fino a quando non raggiunse l’indipendenza nel 1937.

Negli ultimi anni è molto cresciuto il turismo, trainato da un ricco patrimonio artistico e religioso, costituito da templi, monasteri e monumenti funerari. Tuttavia, non raggiungono nemmeno le 800.000 unità i turisti che anualmente visitano il paese. Questo dato, da un lato è confortevole per tutti coloro che amano visitare luoghi ancora lontani dal turismo di massa. D’altro canto, però, il turismo potrebbe incentivare l’economia di questo paese, che risulta ancora essere arretrato ed in via di sviluppo.

Ci sono da vedere la capitale, Yangon (Rangoon), famosa per la pagoda Shwedagon la cui sommità è ricoperta da oltre 8000 lamine d’oro. Poi, sulle rive del fiume Pegu, le città Syriam e Pegu. Proprio in quest’ultima il Buddha dormiente e la pagoda Shwemawdaw, uno dei santuari più venerati del paese, e il tempio del serpente-dragone Naga Kone. Kyatikyo, il lago Inlè, le grotte affrescate di Pindaya, Pagan, Myinkaba e il monastero e la pagoda di Tuy Win Taung, Mandalay e la sua enorme testa di Buddha scolpita, il villaggio di Amarapura e le affiscinanti Saging e Mingun.

Il periodo migliore per intraprendere un viaggio in Myanmar è compreso tra Novembre e Febbraio, durante la stagione secca. Non è prevista alcuna vaccinazione obbligatoria, anche se quella contro la febbre tifoide è vivamente consigliata. Da tener conto del fatto che si necessita sia del passaporto sia del visto turistico (circa 18 dollari). Per spostarsi all’interno del territorio meglio optare su voli delle compagnie Air Mandalay e Yangoon Airlines, le uniche due compagnie che garantiscono una elevata sicurezza (aerei di fabbricazione italo-francese e piloti addestrati in europa). Considerato che i bus sono alquanto obsoleti e le strade sono in condizioni mediocri, una soluzione potrebbe essere quella di spostarsi sui battelli fluviali lungo il famoso fiume Irrawaddi, che attraversa praticamente da nord a sud l’intero paese, passando da Pagan e mandalay (circa 13 ore di navigazione) fino ad attraversare la bellissima regione di Magwe (la più grande dell’intera Birmania) ed arrivare alla foce che sbocca tra il Golfo del Bengala e il Mare delle Andamane (nel Preparis North channel).

Essendo un paese fortemente militarizzato occorrerà fare molta attenzione ai rapporti coi soldati ed evitare di fare fotografie agli edifici ed ai luoghi militari. Infine un consiglio utile alle donne: non vi sdraiate sui tetti die mezzi pubblicici perchè verrebbe letto come un invito ad essere molestate, non toccate i monaci ed infine rivolto a tutti: non parlate mai di politica!

Dopo queste raccomandazioni vi invito a riflettere sullo stato in cui versa questo paese in termini di libertà e diritti umani. Tenendo sempre a mente quanto importante sia, e sia stata l’opera di Suu Kyi, vi prego di intraprendere questo viaggio all’insegna del confronto con una popolazione di grande tradizione e cultura. Arretrata sì, ma con una grande voglia di acquisire libertà di parola e di pensiero. E gioiamo se al mondo esistono persone come Suu Kyi, perchè solo grazie a loro oggi è possibile almeno visitare ed ammirare questo splendido patrimonio delle cultura birmana.

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