Caro benzina: Governo-petrolieri verso lo scontro.

7 08 2007

caro-benzina.jpg

  A cura di Simone Di Stefano

«E’ vero, il prezzo dei carburanti in Italia è effettivamente il più caro in Europa». Così ha commentato ieri dalla sua residenza di villeggiatura a Castiglion della Pescaia, in Toscana, il Presidente del Consiglio Romano Prodi, a chi gli chiedeva di commentare le ultimissime vicende di economia interna. Il carburante in Italia costa di più, e questo è dovuto a tutta una serie di fattori che, sia il Governo, attraverso la voce del Premier e del ministro Bersani, sia gli organi preposti alla tutela dei consumatori, fanno sapere di voler fare il possibile per riportare i prezzi ala normalità e quindi conformi alla media europea, che è di gran lunga più bassa. Il dibattito attorno al caro benzina si è acceso nei giorni scorsi, quando il Ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani aveva avvertito i grandi fornitori di porre subito rimedio e di voler intervenire, magari con una delle sue “lenzuolate” di liberalizzazione. Eni è stata la prima ad intervenire. Proprio ieri ha annunciato che il prezzo dei suoi carburanti è sceso di 0,4 cents al litro. E bersani dal canto suo ha fatto sapere che «è un passo avanti, che apprezzo molto, ma serve di più». Dalla Toscana Prodi ha rincarato la dose:«il problema è ed era esistente già prima e me ne sono accorto facendo il pieno alla mia Fiat Croma». I numeri non sono affatto confortanti, se si pensa che rispetto alla media europea, il costo del nostro carburante è 7,4 centesimi più alto. E la situazione è ancora più grave se si va a fare la differenza con il gasolio, che è 9,5 centesimi più caro. La situazione è al vaglio di proposte che possano condurre ad una reale soluzione, senza andare allo scontro duro con i fornitori. Una proposta arriva dal garante per la concorrenza ed il mercato, Antonio Catricalà, che applaude agli sforzi del Governo avvenuti lo scorso anno in tema di liberalizzazioni e stimola un intervento del ministro Bersani anche in tema di carburante. La soluzione, secondo il presidente dell’Autority, sarebbe quella di dare la possibilità alle grandi catene di distribuzione di poter aprire dei propri distributori di benzina. «Dando la possibilità ai supermercati di aprire una loro pompa di benzina si aprirebbe un corsa al ribasso del prezzo, visto che sarebbero loro a dettare il prezzo più conveniente e gli altri distributori dovrebbero regolarsi di conseguenza». Un’altra idea, sempre secondo Catricalà, sarebbe quella di puntare sull’apertura delle cosiddette pompe bianche, che in Italia ancora faticano a prendere piede. «Sono quelle che non hanno un marchio unico perché si possono rifornire dal miglior offerente». Questi impianti già esistono in Italia, ma faticano a prendere piede. Sono anche definiti “no logo”, per via della mancanza di un marchio distintivo e ben conosciuto. Per la maggior parte sono distributori a gestione familiare con nomi piuttosto sconosciuti, che però, grazie allo sfruttamento del self service riescono a spuntare costi assai competitivi, che a volte sfiorano la metà di quelli delle grandi aziende petrolifere. Chi sembra avere idee piuttosto chiare sul da farsi è Camillo De Bernardis, amministratore delegato della Conad, uno dei maggiori gruppi italiani della grande distribuzione. De Bernardis è uno di quelli a favore della liberalizzazione del settore e dell’apertura dei distributori nei supermarket: «noi ne possediamo due ed posso dire che il prezzo della benzina in questi due distributori è inferiore agli altri di 7,5 centesimi». A chi asserisce che i supermarket vorrebbero aprire i distributori per attirare i clienti lui risponde: «sicuramente è così ma noi paghiamo sia gli ammortamenti degli investimenti sia i dipendenti. Poi ci guadagnamo anche come è giusto che sia». Infine lancia la sua ricetta per abbassare i prezzi del carburante: «basterebbe che oltre ai 23 mila distributori che operano oggi in Italia, si dia la possibilità di aprire anche alla grande distribuzione. Basterebbe aprire 300-400 distributori presso i supermarket della penisola per far si che lo scenario diventi più competitivo e si apra alla maggiore concorrenza». Un po’ come è già successo per le farmacie lo scorso anno, dopo la liberalizzazione del Ministro Bersani:«grazie a quel decreto sono state aperte 1200-1300 parafarmacie e le farmacie tradizionali sono state costrette ad abbassare i prezzi». Gli impianti di questo genere in Italia ci sono già., ma sono talmente pochi che si contano sulle punte delle dita. Sono poco più di qualche decina e sono gestiti direttamente dalle grandi catene, come la stessa Conad, Carrefour, Auchan. In questi che potremmo definire anche dei piccoli paradisi fiscali, per un pieno si può arrivare a risparmiare fino a 5 euro. Intanto dal Ministero fanno sapere che molte sono le cause di questo continuo aumentare del carburante, che da Gennaio ha registrato incrementi di prezzo inusitati rispetto ai periodi antecedenti. Innanzitutto 5 centesimi al litro sono da imputare alla voce “costi industriali”, che sono molto più alti rispetto al resto d’Europa. Il resto è dovuto all’inefficienza della nostra rete distributiva. Non manca neanche una frecciata agli automobilisti, che ancora non rinunciano ad essere serviti alle pompe e questo fa si che il prezzo aumenti. Ma anche rinunciando ad essere serviti i prezzi risultano essere comunque fuori da ogni competitività con quelli dei distributori europei. Questo è dovuto alla grande quantità di imposte ed accise che da quasi un secolo gravano sui costi dei carburanti. Dal pieno di un automobilista sembra ci guadagnino tutti, tranne l’automobilista. Ben il 65% degli introiti vanno a finire nelle casse dello stato sotto forma di imposte fiscali di vario genere. Questo Questo non deve far pensare però che la causa dell’aumento continuo dei prezzi avvenuto in questi ultimi mesi sia stato esclusivamente a causa del fisco. Infatti, nonostante la pressione fiscale sia alta, l’Italia non è l’unico paese ad avere imposte così salate. L’accisa italiana è allineata con quella del resto d’Europa. Anzi Germania, Olanda, Gran Bretagna e Svezia adottano un prelievo fiscale anche maggiore, ma i prezzi del carburante alla fine risulta essere assai inferiore a quello italiano. Soltanto il 17,75% và nelle tasche di chi estrae il greggio, e poco più del 7% è da spartire tra chi lo raffina e chi lo trasforma. Poco più bassa, 6,8%, è la porzione di torta che spetta agli autotrasportatori. I distributori, quelli che “ci mettono la faccia”, come recita una attuale campagna pubblicitaria di una nota azienda petrolifera, riescono a mettere insieme poco più del 3% dei ricavi complessivi. Bruxelles intanto fa sapere che non ci saranno interventi da parte della UE e venerdi è previsto l’incontro tra Bersani e i rappresentanti dei petrolieri, che dal canto loro respingono ogni accusa. La Consob ha fatto sapere di avere in programma uno sciopero bianco degli automobilisti, invitati a non fare benzina per il giorno di Ferragosto. E’ previsto un confronto aspro tra i petrolieri ed in attesa delle liberalizzazioni si spera almeno di ottenere uno sconto per i controesodi di fine Agosto. 

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: