Italia – Inghilterra in terra ellenica…

13 08 2007

 

Un’isola divisa in due, da una parte gli inglesi e dall’altra gli italiani. Sembra l’assetto politico di un’isola del Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale. In effetti si tratta di Corfù, l’isola graca nel Mare di Corfù, che si affaccia praticamente di fronte alla costa orientale dell’Albania. Più che l’assetto politico, però, questa divisione per nazionalità rispecchia le preferenze che da anni contraddistinguono il nord ed il centro-sud dell’isola, dal punto di vista strettamente turistico.

Infatti da più di un decennio Corfù è caratterizzata da una sfrenata vita mondana in pub e discoteche sparse per tutto il versante nord dell’isola, dove il più delle volte si entra gratis e dove la maggiore affluenza è relativa agli arrivi di turisti provenienti da oltremanica. La palma di “Londra del Mediterraneo” è da conferire sicuramente a Sidari, dove praticamente se non si parla inglese non si può vivere, salvo essere dei bravi mimi. A Sidari è possibile fare il bagno in uno dei posti più suggestivi di tutta Corfù, dove il mare si infila in un’insenatura che crea un vero e proprio canyon. Vista la presenza di argilla, molti turisti fanno a gara per scalare la parete e farsi i bagni di fango.

Il centro-sud dell’Isola, invece, è popolato soprattutto da turisti italiani, o comunque provenienti da paesi latini, e non c’è da meravigliarsi se per entrare nei locali si deve pagare un prezzo di circa 6 euro e se nei locali e nelle discoteche non c’è altro che DJ italiani. Ipsos è sicuramente la città più italiana di Corfù. Locali e pizzerie italianissime. Tanto che molti parlano un ottimo italiano, se non sono proprio nostri connazionali.

Queste tendenze già affioravano quando nel ’98, in compagnia dei miei amici, sono stato in vacanza nell’isola e ho avuto modo di tastare con mano ciò che si diceva e si dice tuttora, evidentemente. Infatti, dal sito di Turisti Per Caso  ho notato un racconto di viaggio che ripercorre per filo e per segno tutte le tappe e le peripezie (ahimè) che io ed i miei amici avevamo affrontato precisamente nove anni fà.

Dall’odissea per riuscire a ritirare il ticket del traghetto, a Brindisi, alle quasi otto ore di navigazione, fino alle sbornie degli inglesi.

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