Tra le due Coree la pace passa ancora per le buie strade di Pyongyang

15 08 2007

Corea del Sud e Corea del Nord, due nazioni ospitate su un’unica penisola. Lunghe e spesso logoranti le scaramuccie reciproche tra i due paesi, che spesso hanno fatto preoccupare i vertici del G8 e il resto dell’opinione pubblica mondiale. Il capo di stato del Nord, Kim Jong-Il è de facto il capo di stato e la figura più importante del DPRK; Kim Il Sung è il “Presidente Eterno della Repubblica”; il Ministro della Difesa è la più alta carica amministrativa del paese.

Proprio le recenti decisioni di Kim Jong-Il in merito all’appuntamento di fine Agosto, che dovrebbe vedere allo stesso tavolo delle trattative di pace i due paesi coinvolti da una guerra che ufficialmente ancora non è cessata.

La notizia dell’ufficializzazione dell’appuntamento, che quindi ci sarà, ha lasciato tutti colpiti. Che i sudcoreani ci sono rimasti male non si può nascondere, e questo per due semplici motivi. Al Presidente Roh Moo-hyun non è piaciuto il fatto che il vertice si debba svolgere ancora una volta a PyongYang, dopo che nell’ultimo vertice, svoltosi sempre nel nord, Kim Jong-Il aveva dato la sua parola che il prossimo si sarebbe svolto in terra sudcoreana. Evidentemente così non sarà ed in Corea del Sud non aleggia nell’aria tutta quella frenesia che invece si poteva respirare 7 anni fà.

Il vertice si terrà quindi a Pyongyang dal 28 al 30 Agosto. Gli obbiettivi dichiarati sono il raggiungimento dell’agognata pace tra i due paesi ed imprescindibile sembra a questo punto la richiesta del disarmo nucleare della Corea del Nord. Gli Stati Uniti, attraverso la voce di Johanne More, portavoce del Dipartimento di Stato, hanno fatto intendere che: “Da molto tempo sosteniamo il dialogo tra nord e sud e speriamo che questo incontro aiuterà a promuovere la pace e la sicurezza nella penisola coreana e a portare a termine gli obiettivi dei Colloqui a sei”.

Dunque se sarà Pyongyang ad ospitare questo storico vertice, allora vediamo cosa offrirà la capitale del Nord a tutti coloro che vogliono visitarla, e magari proprio nei giorni del vertice. Innanzitutto occerre sapere che, se da un lato lo stato nordcoreano appare multipartitico e democratico, dall’altro invece è sottoposto ad un duro regime dittatoriale segnato da una politica fortemente incentrata sullo stalinismo, sull’isolazionismo e sull’autoritarismo. Tutto ciò non favorisce libertà di pensiero nè tantomeno di informazione. E’ per questi motivi che da anni la Corea del Nord risulta essere in cima alla lista dei lavori di Amnesty International, quanto a libertà fondamentali e diritti umani. 

Dunque Pyongyang, città che per ben due volte è stata occupata. Storica fu l’occupazione dei giapponesi nel periodo della II guerra mondiale. Ma l’evento storico più recente che ha segnato il volto della città è stata sicuramente la guerra di Corea, tra il 1950 e il 1953. A seguito di questo conflitto la città è stata completamente riprogettata ed oggi appare come la più grande di tutta la Corea del Nord. Grandi viali attraversano la città e due linee del metrò servono i suoi oltre 2 milioni di abitanti, lungo tutta la sua superficie.

Moltissimi edifici, dagli anni 50 ad oggi, sono stati eretti a Pyongyang. E varrà sicuramente la pena andare a vedere a che punto sono i lavori che da oltre 15 anni avanzano per la costruzione dell’hotel Ryugyong. Di fatto però sono fermi da altrettanto tempo e più che diventare l’hotel più alto del mondo, con i suoi 330 metri di altezza, rischia di essere ricordato come l’ecomostro più imponente nella storia dell’architettura mondiale.

Tra le altre attrazioni architettoniche della capitale ci sono la torre del Juche, l’arco di trionfo e l’edificio dove si presume sia nato Kim Il Sung, sulla collina di Mangyongdae. Infine, oltre a due stadi giganteschi, lo stadio Kim Ji Sung e il Rungnado May Day Stadium, un punto visibile da tutte le parti della città è la Pyongyang TV Tower.

“Ha edifici altissimi e spettrali da realismo socialista, ponti di cemento grandiosi, da Gotham City, che scavalcano il fiume Taedong”, diceva Emanuela Audisio, su un articolo apparso qualche anno fà su Repubblica. E poi ancora: “Avranno anche il nucleare, ma che desolazione. Le strade sono larghe, vuote, silenziose. I semafori non ci sono, tanto a che servono?”. Giuliano Gallo inviato del Corriere della sera nel 2005 diceva:”La Corea del Nord ha fame, di cibo ma forse più ancora di luce. E adesso che nella granitica nomenklatura nordcoreana sembra tornato un brandello di ragionevolezza, adesso che si torna a un tavolo di trattativa dopo un anno di stallo, i «fratelli» del Sud promettono: se rinunciate al nucleare vi porteremo l’energia elettrica di cui avete bisogno.

Chissà, forse da Settembre anche Pyongyang avrà la luce di notte, e forse un pò di libertà. Sempre che l’orgoglio partitico del suo dittatore non provochi ancora più danni di quanti ne ha già causati alla sua gente.

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