God bless Africa

17 09 2007

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E’ tempo di politica estera per il neo-Presidente francese, Nicolas Sarkozy. Ed è tempo di incontri molto importanti in materia di rapporti con le ex-colonie francesi. Il primo viaggio da Presidente francese nell’Africa francofona subsahariana, ha toccato le terre del Gabon e del Senegal. I punti più importanti che ne derivano sono un’assoluta padronaza del mezzo comunicativo e diplomatico, che sta facendo del rappresentante dell’Eliseo uno degli uomini politici più influenti ed importanti dell’intero panorama diplomatico mondiale. I rapporti con le ex-colonie dunque, sia quelle equatoriali che quelle occidentali, e soprattutto i progetti per un futuro nuovo per l’Africa e per i paesi amici della Francia. 

La prospettiva più interessante che ho tratto dalle parole del Presidente francese, è sicuramente l’idea della nascita degli Stati Uniti d’Africa. Possibile? Proprio gli Stati Uniti d’Africa. Chissà quanti statisti del passato si staranno girando nella propria tomba a proposito di questa idea, e chiss se il nostro D’Alema o Condoleeza Rice avranno pensato “Ma perchè non ci ho pensato io prima?”. Beh, la Francia diciamo che in quest’ottica è quella che vanta forse gli interessi maggiori nel continente nero. Se non altro per vari fattori politico-commerciali, ma ache militari. Non dimentichiamo le varie legioni straniere che la Francia vanta ancora di possedere in Africa.

Non è un fatto da poco, comunque, se un paese europeo e sviluppato come la Francia si interessa finalmente all’Africa non soltanto guardando lato commerciale e collaborazionista, ma anche guardando ad un futuro per l’Africa che non sia soltanto da ruota di scorta per noi occidentali, risaputamente dediti allo sfruttamento di enormi fortune e risorse a scapito dei paesi meno sviluppati. Sapete, ad esempio, che nel calcolo dell’impronta ecologica di un paese occidentale ed industrializzato, una grande qantità di consumo è proprio a scapito dei paesi africani, che non potendo consumare vendono il loro territorio e la loro parte di consumo a noi.

Questo non mi sembra giusto. E’ arrivato il momento di contrastare questo fenomeno e altrettanto bisognerà fare per la popolazione africana. L’ipotesi di Sarkozy è affascinante. Allora TP ha provato a prospettare quella che potrebbe essere la mappa geopolitica del continente africano all’indomani dell’approvazione della carta costituzionale degli Stati Uniti d’Africa. Abbiamo preso spunto dalle mappe delle macroregioni africane di Wikipedia, cercando di immaginare come potrebbe essere la suddivisione. Considerando che non immaginiamo un continente intereamente unito, potrebbero nascere così 4 stati federali e democratici:

1) REPUBBLICA  DEMOCRATICA DEL NORDAFRICA:

Si unirebbero gli stati facenti parte dell’attuale Maghreb, quindi Marocco, Libia, Egitto, Algeria, e quelli del blocco sahariano. Ne farebbe parte anche il Sudan e attraverso una politica amministrativa di nuovo stampo cesserebbero anche le persecuzioni nella provincia del Darfur. Con una politica federale democratica si annullerebbero i poteri centrali ed autarchici, quindi sarebbe anche la fine per tanti despoti e tiranni che ancora impreversano in Africa. La capitale ideale di questo stato potrebbe essere Il Cairo, in Egitto, oppure Rabat o ancora Tripoli.

2) REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CENTROAFRICA:

Questa unione potrebbe nascere dall’idea di accomunare gli setssi intenti di libertà ed uguaglianza. Repubblica Centrafricana, Congo, Ciad, Camerun, Gabon, Angola, sono tutti stati in cui in un modo o nell’altro regna ancora ytantissima corruzione e delinquenza. In questo caso però la delinquenza si trasforma in guerriglie urbane ogniqualvolta scivola via di mano il controllo del territorio da parte di Governi che in più delle volte risultano essere corrotti. Inoltre occorre far presente quanto potrebbe essere importante creare delle organizzazioni centralizzate e delle politiche comuni nella lotta all’AIDS e alla proliferazione di malattie mortali come la malaria, che in un anno è capace di uccidere più dell’80% dei bambini neonati. Molti di loro non riescono neanche ad arrivare a compiere un anno di vita. La capitale del nuovo stato Kinshasa, l’attuale capitale della Repubblica Democratica del Congo, se non altro per la sua centralità nel nuovo stato.

3) STATI UNITI DELL’AFRICA ORIENTALE:

Affascinante il nome. Eccome. Anche se in realtà sembra essere uesto l’anello debole della nuovaAfrica. Tra i paesi più arretrati dal punto di vista della democrazia e dal punto di vista dell’industrializzazione c’è la Somalia, che assieme all’Eritrea restano paesi dal fortissimo legame tribale. Non è servito l’assoggettamento dell’Italia prima e dell’Inghilterra poi, questi paesi pagano uno scarto non solo dal punto di vista culturale, ma anche tecnologico e dello sviluppo. Asmara, Mogadiscio, Gibuti, sono tutte città che al grido di un Islam di matrice africana e tribale si  affacciano su un Mar Rosso sempre più ricolmo di incertezze per il futuro. La credenza e le tradizioni religiose in queste terre si condensano di un’aurea di inusitato misticismo, che ha portato alla chiusura di moltissimi luoghi di culto cristiani e a moltissime persecuzioni di “infedeli”. La Capitale potrebbe essere Dodoma (Tanzania) o Nairobi (Kenia), capitali di stati che compaiono più a sud della macroregione e che si distinguono per essere delle vere e proprie perle naturalistiche a cielo aperto. Grazie alle moltissime savane e giungle il paese potrebbe fare delle capitali del nord il centro storico e culturale, mentre al sud potrebbe promuovere un turismo di matrice naturalistica (cosa che già avviene ma che potrebbe, in condizioni di pace e stabilità interna, svilupparsi in maniera esponenziale).

4) STATI UNITI DEL SUDAFRICA:

Sarebbe l’anello forte dell’Associazione Africa Unita (tutti e quattro gli Stati Uniti d’Africa). E non soltanto per il fatto che avrebbe una capitale del calibro di Città del Capo, in Sudafrica, dove da tempo ormai, grazie a Nelson Mandela e chi come lui, si è riusciti a sconfiggere la piaga dell’apartheid. Il fatto che molti stati come lo Zimbabwe  o il Botswana si unirebbero al Sudafrica garantirebbe a questi stati un rgime di controllo maggiore, soprattutto in tema di bracconaggio e commercio clandestino di materiale animale vietato alla caccia, come l’avorio o le pelli di serpenti ed altri anfibi e rettili molto richiesti dal mercato della moda occidentale. Parchi e riserve nazionali storici come il Kruger darebbero ancora più slancio ad un turismo di nicchia che ad oggi fatica ad assestarsi ad alti livelli, se non altro proprio per il fatto che anche in queste zone il problema più grande da sconfiggere sono proprio le malattie infettive mortali e la grande scarsità di acqua nell’entroterra.

Bene. Sarkozy in questo caso ci ha fornito l’assist per immaginare un’africa diversa. Certo, con molta fantasia e sicuramente con qualche piccola inesattezza geografica, ce ne vogliate scusare. Il nostro è solo un tentativo per stuzzicare la fantasia di chi come noi ama le destinazioni, il loro destino e il loro futuro, ma anche sognare e guardare un pò più in là un’Africa in pace, senza guerre e carestie, un’Africa che finalmente potrebbe partecipare ad un eventuale G9 o G10. Per decidere assieme al resto del mondo il suo futuro e non essere più preda di decisioni altrui. La Francia ha iniziato bene ma speriamo continui con questo passo, perchè a noi di TP l’Africa Unita piace molto, e allora è proprio il caso di dire: “God bless Africa”!

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5 responses

18 09 2007
Artemisia65

io auguro all’Africa tutto il bene del mondo
ma ho paura che io non farò in tempo a vedere un sogno simile realizzarsi
ancora ci sono lotte intestine e scontri tribali….saranno capaci di maturare e crescere al punto di fare quello che Sarkozy auspica?????????

18 09 2007
3nom1s

Cara Artemisia65, la speranza come si dice è l’ultima a morire. E’ bello a prescindere notare un certo interesse nelle parole del Presidente francese, non so quanto di facciata tra le altre cose, ma credo che senza troppo pretendere, sarebbe un grandissimo passo verso la futura civiltà che io auspico, soltanto ridurre drasticamente le malattie come la Malaria e l’AIDS, ecc. soprattutto quando queste vanno ad uccidere così tanti bimbi appena nati.
L’unione fa la forza. Io ci credo ed è per questo che TP ha voluto provare a giocare con le cartine geografiche, perchè spesso è proprio per gli interessi tra i diversi paesi confinanti che non si giunge alle risoluzioni di molti problemi. E poi non ci dimentichiamo che molto a questo continente e a questa gente dobbiamo noi, occidentali, che troppo spesso con le nostre decisioni influenziamo le loro fragili e precarie vite.
Un saluto

22 09 2007
luca

eheh, a essere onesti sarkozy non è stato il primo, e non sarà l’ultimo a sognare un’africa unita. molti lo hanno preceduto, prova a pensare a al bob marley di africa unite, o alle più recenti dichiarazioni di gheddafi. la disomogeneità politica africana fa pensare che un processo di unificazione sia ancora più difficile che in europa.

vale però la pena di ricordare che africano è uno dei pochissimi casi di unificazione statuale riuscita: la tanzania nasce dalla fusione di tanganika e zanzibar.

sulle macroregioni: sto al gioco e dico la mia:
1. sarebbe un po’ strano separare chad, car e sudan, che hanno confini così labili e sono culturalmente ed etnicamente così interconnesse;
2. l’africa orientale sta, in realtà, facendo un notevole sforzo di integrazione, soprattutto kenya, tanzania e uganda, ma nel processo mi pare vengano coinvolte anche rwanda e burundi. in oltre il ruolo di kenya e tanzania è sempre importante per la stabillizzazione della macroregione (pensa ai processi di pace sudanesi). la macroregione ha pure dei giornali come l’east african panregionali. e una lingua comune, o quasi, non coloniale: lo swahili. siamo sicuri che sia l’anello debole?
3. giocando alle macroregioni non ti sei sentito un po’ bismarck?

un salutone

23 09 2007
3nom1s

Caro Luca, apprezzo molto questo tuo contributo.
Come ho già ammesso nel post era chiaro che, non conoscendo a fondo le realtà locali questo potesse essere soltanto un pretesto per ragionarci su. Quello che tu dici da una parte mi suona come una conferma che qualcosa si stia muovendo, siapure molto in profondità, vuoi per i vari processi di integrazione dei quali tu stesso hai parlato, vuoi per tutti i personaggi famosi come Bob Marley che in passato avevano paventato l’ipotesi di un’Africa unita sotto un’unica bandiera, anche se quello a mio avviso fu soltanto il miraggio di un grandissimo artista, considerato troppo utopico per i tempi che correvano. D’altro canto mi piace apprendere che il giochetto delle macroregioni sia piaciuto, anche perchè io fin da bimbo ho sempre amato giocare con i confini dei paesi e ancora oggi spesso mi addormento con un atlante stretto tra le braccia, quasi fosse la mia ragazza. D’altronde quello che ha sempre contato per la conservazione di una propria identità territoriale e culturale ha sempre avuto un nome ben definito che suona come “Frontiera”.
Infine ti dico sinceramente che si, un pò Bismarck ora che mi ci fai pensare mi ci sono sentito, anche se più di me, più di noi, ci si dovrebbe sentire chi riuscirà finalmente ad ottenere un successo che non sia soltanto un paio di commenti su un blog. Per lui però fu molto più facile unire gli stati tedeschi che non riuscire a farlo in una realtà che, anche se tu sostieni che in alcune zone è già attivo un processo di integrazione, comunque sarai anche d’accordo con me che resta realisticamente ancora molto lontana dal nostro gioco.
Un saluto e a presto

30 08 2014
surrogaterybook.com

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God bless Africa | Photo Travel Politics

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